Madre Nostra, recensioni #6

Nei prossimi giorni si festeggia l’Immacolata Concezione che – chi ha letto il romanzo può immaginarne i motivi – è la ricorrenza ideale per ricordare Madre Nostra, di Stefano Paparozzi. Lo facciamo condividendo con i nostri lettori l’ottima recensione al romanzo scritta da Andrea Di Carlo per Cronache di un sole lontano.

 


“Io sono la Madre delle Moltitudini, da me vengono le mie figlie e tutte le sorelle e i fratelli del mondo. Ma cosa posso fare veramente? È davvero grazie a me, se qualcuna ogni tanto rimane incinta? Perché mi sto facendo queste domande adesso?”

Miriam è incinta e nessuno è in grado di spiegare come sia successo. Ha solo dodici anni e la sua vita cambierà per sempre.
Prima di diventare un caso nazionale e dividersi tra una chiesa fondata nel suo nome e un centro di ricerca che studia in nome della scienza, Miriam dovrà fare i conti con se stessa e la sua famiglia, e capire che futuro la attende.

Madre Nostra raccoglie le pagine del diario della protagonista in un romanzo che prende per mano il lettore e lo accompagna a scoprire le intime atmosfere di una storia incredibile.
Miriam, una bambina costretta a diventare donna e madre, si troverà ad affrontare con coraggio e determinazione il dono –o la maledizione? – che la vita le ha riservato.
Stefano Paparozzi, nel suo romanzo d’esordio, sfiora con grande sensibilità alcuni dei temi più importanti della nostra contemporaneità: Madre Nostra è una storia di madri e figlie, di scienza e religione, di crescita e dolore. E di speranza.
Benvenuti nella vita di Miriam Monteforti, figlia, sorella, amica. Madre.

Madre Nostra è il primo romanzo di Stefano Paparozzi, edito da Zona 42, una casa editrice specializzata in fantascienza che presta attenzione anche in casa italica, tant’è che ha già pubblicato diversi romanzi (ed anche una raccolta di racconti) di scrittori italiani.

Paparozzi è l’autore di un racconto, Pranzo di Natale, che lessi a suo tempo quando uscì su Dinosauria, antologia curata da Lorenzo Crescentini: ricordo che il suo mi colpì molto per l’abilità nella scrittura dei dialoghi, per come aveva saputo ricreare una “classica” situazione familiare, per la caratterizzazione dei personaggi e nel creare (e mantenere) un’atmosfera. Poche pagine, ma intense.
Questi motivi mi hanno spinto a leggere Madre Nostra, che è un romanzo in stile diario, scritto da Miriam Monteforti, ragazzina di dodici anni, nell’arco temporale che va dal 2015 al 2025.

Il diario viene riportato e commentato da una voce esterna, un curatore, che ne scrive un preambolo e fa da effetto cucitura, andando a spiegare come l’autrice si sia rapportata con la famiglia, le amicizie, la scuola, le sue molteplici figlie e il mondo esterno. Questo perché Miriam Monteforti, a dodici anni, a causa di una anomalia genetica, diventa madre senza conoscere uomo e senza aver avuto il ciclo. Senza tema di spoilerare, avviso che la voce che all’inizio non ha un volto, avrà alla fine un nome.

Nel diario c’è la vita e la voce di Miriam, una ragazzina apparentemente normale, che va a scuola, ha le sue amicizie, un fratello più grande e i genitori; la storia di una bambina qualunque, quindi, per quanto un particolare genetico –non certo piccolo – la rende più volte madre, con una frequenza specifica. Se la prima volta sarà soggetta ad indagini, per sospetto abuso, le volte successive diventano oggetto di studio di un istituto di ricerca.

L’autore ha dato una grande credibilità al personaggio principale, rendendolo molto verosimile, facendoci vivere la sua crescita nel corso del tempo grazie al cambiamento dello stile della scrittura: mano a mano che la bambina cresce, che diventa madre, e che prosegue nella crescita e nelle gravidanze, la maturità trapela dalle parole e dal modo con cui scrive il diario stesso.
Non è mia intenzione fare ora un raffronto ma nel corso della lettura, notando questo cambio nello stile narrativo, mi sono venuti in mente i passaggi di Fiori per Algernon di Daniel Keyes. Rendo merito all’autore di essere stato bravo nel rendere la voce di Miriam nei vari periodi della sua vita: soprattutto non è usuale che un autore maschile riesca (così bene) a calarsi nelle vesti di una bambina preadolescente.

Paparozzi offre nel romanzo vari spunti di riflessione, introducendo il rapporto tra Miriam Monteforti e la chiesa (o la setta?) che viene poi creata in suo nome, il conflitto tra l’orientamento spirituale-religioso della chiesa e la realtà pratica e scientifica dell’istituto, proseguendo con i rapporti familiari, con i genitori, il fratello, con le stesse figlie. È etico consentire ad una bambina di portare a termine una gravidanza così particolare?

Madre Nostra è un romanzo singolare, l’elemento fantascientifico non è così evidente, ma ha uno spessore morale non indifferente: una voce così fuori dal coro, che piacerà sicuramente a coloro che hanno larghe vedute e la voglia di leggere per porsi anche delle domande.
Un complimento all’editore Zona 42, per la cura del romanzo e l’attenzione che pone sia verso gli autori stranieri sia verso gli autori italiani.

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