L’uomo del censimento, recensioni #3

Il contastorie ha pubblicato un’ottima recensione a L’uomo del censimento, in cui si  evidenziano le caratteristiche specifiche del romanzo di China Miéville nel contesto della produzione dell’autore inglese. Ve la riproponiamo oggi qui di seguito.

Buona lettura!


L’uomo del censimento: chi mette ordine nel caos?

Zona 42, editore di fantascienza molto attento alla qualità, traduce e pubblica This Census-Taker di China Miéville con il titolo L’uomo del censimento.
Questo è un libro che, sono convinto, polarizzerà i lettori. Non è un libro facile, sia la forma che i contenuti sono spiazzanti.
È un vero libro di China Miéville, uno di quei libri che portano impressa la sua impronta in maniera netta e decisa, a differenza di altri suoi romanzi, che, seppure di buona qualità, non sono altrettanto personali. Mi riferisco ad esempio a Kraken (La fine di tutte le cose), un romanzo interessante e di piacevole lettura, ma che per molti versi si avvicina quasi più alle storie Neil Gaiman che a quelle dello stesso Miéville.

L’uomo del censimento, invece, è decisamente particolare. Diverso dagli altri romanzi dell’autore, così come Perdido Street Station è diverso da La città e la città ed entrambi sono diversi da Embassytown, ma allo stesso tempo legato agli altri da alcuni fili sottili.

Dico subito di aver letto il romanzo in lingua originale, non posso quindi giudicare la bontà della traduzione, se non dall’estratto disponibile gratuitamente sul sito di Zona 42. Leggendo il frammento gratuito posso dire che mi è sembrata una buona traduzione, ma non ho visto come la traduttrice se la sia cavata con i “messaggi segreti” inseriti in alcuni punti del testo testo. Per quanto riguarda il volume, non ho avuto in mano l’edizione italiana, ma avendo altre opere pubblicate da Zona 42 posso presumere che la qualità sia buona, come sempre.

La storia è al tempo stesso semplice e complessa. Narra le vicende di un bambino di nove anni, che assiste a un evento traumatico, una lite fra i genitori sfociata “forse” nella morte di uno dei due e di come questo evento abbia segnato la sua vita. Fin qui non sembra affatto fantascienza, né New Weird, ma ci sono gli elementi per far rientrare il romanzo in entrambe le categorie o magari in una nuova categoria ancora diversa.

La storia è ambientata in un luogo indefinito, l’impressione è che da qualche parte, in un tempo non molto lontano sia accaduto qualche evento apocalittico. La civiltà esiste, ma sembra il residuo di un tempo precedente, un tempo di cui le persone serbano ricordi imprecisi e sbiaditi, un tempo che comunque non vogliono ricordare e di cui non vogliono parlare. Il padre del bambino è un fabbricante di “chiavi”, non quelle che aprono le banali serrature, ma chiavi dotate di poteri decisamente maggiori. Se si tratti di un vero potere, se questo potere sia generato da conoscenza o da magia o piuttosto non sia solamente suggestione, questo non veniamo mai a saperlo, ma c’è un’atmosfera di mistero che permea l’intera vicenda.
Il protagonista è un bambino, non sa praticamente nulla del passato, e noi lettori restiamo per l’intera vicenda nella sua stessa condizione, molte delle cose che accadono non le comprende, e lo stesso vale per noi lettori. Siamo legati alle percezioni e alla comprensione dei fatti che ha il protagonista.
Il tempo della narrazione è frammentato e anche quando si salta avanti nel tempo, con il protagonista adulto che racconta il proprio passato, la comprensione della vicenda non migliora, anzi, subentrano nuovi elementi che rendono il mistero ancora più nebuloso. Nonostante il fatto che il protagonista diventi egli stesso un uomo del censimento, un collaboratore della misteriosa figura che lo aiuta ad abbandonare la casa e i luoghi dove il bambino ha sempre vissuto, contare le persone e le cose è un tentativo di mettere ordine nel caos destinato a fallire.

Miéville è considerato uno dei fondatori del New Weird, ma se vogliamo essere più precisi, ne L’uomo del censimento gli elementi weird sono appena accennati, più che mostrati e l’intera narrazione si avvicina pià all’eerie che al weird.
Secondo la definizione che Mark Fischer ne dà nel saggio The weird and the eerie: “La sensazione di eerie si verifica quando c’è qualcosa dove non dovrebbe esserci niente, o quando non c’è niente dove invece dovrebbe esserci qualcosa”.

L’eerie, per contrasto, è costituito da un fallimento di assenza o un fallimento di presenza. La sensazione di eerie si verifica quando c’è qualcosa dove non dovrebbe esserci niente, o quando non c’è niente dove invece dovrebbe esserci qualcosa.
Mark Fisher . The weird and the eerie

Le pagine de L’uomo del censimento sono piene di cose che ci sono dove non dovrebbe esserci nulla: rumori e richiami misteriosi, spari che riverberano sulle colline, presenze evanescenti che non riescono o non vogliono mai acquistare un presenza completa, ed è altrettanto pieno di cose che non ci sono dove dovrebbe esserci qualcosa: mancanza di gente, palazzi vuoti, sensazione di desolazione, perfino mancanza di amore dove dovrebbe essercene.

Forse più che di letteratura New Weird in questo caso dovremmo parlare di New Eerie.

Perfino gli elementi più propriamente weird, come la voragine, forse senza fondo, situata in una grotta vicino alla casa del protagonista, non provoca alcun tipo di straniamento cognitivo, viene accettata come naturale, non provoca particolari perplessità.
Ricorriamo ancora una volta a Mark Fisher e scopriamo che:

…il weird è un particolare genere di perturbazione. Chiama in causa un senso di non-correttezza: un’entità o un oggetto weird è talmente inusuale da generare la sensazione che non dovrebbe esistere, o perlomeno non dovrebbe essere qui. Eppure, se l’entità oppure l’oggetto è effettivamente qui, allora le categorie utilizzate finora per dare senso al mondo non possono essere valide. La cosa weird non è sbagliata, dopotutto: dovranno per forza essere inadeguate le nostre concezioni.
Mark Fisher . The weird and the eerie

Ne L’uomo del censimento non incontriamo mai questa sensazione di inadeguatezza delle categoria mentali e la necessità di cambiarle per poter far fronte a una realtà altrimenti non accettabile.
Ecco perché, più che di letteratura New Weird dovremmo parlare piuttosto di letteratura New Eerie.
Alcuni indizi sembrano avvicinare avvinare l’ambientazione al Bas-Lag del ciclo omonimo. Non vi è nulla di sufficientemente preciso da permettere di affermarlo con decisione, ma una serie di elementi sembrano suggerire una connessione.
La narrazione passa dalla terza alla prima persona all’interno della stessa frase, spostando in modo spericolato e affascinante il punto di vista da osservatore esterno fintamente oggettivo a osservatore interno estremamente soggettivo.
Molte cose nel romanzo rimangono non dette e non spiegate, ma il fascino della vicenda, i livelli di lettura stratificati e la complessità interiore del protagonista rendono la lettura estremamente appagante.
Non è un romanzo che piacerà a tutti, ma a chi saprà apprezzarlo regalerà ottime sensazioni e spunti di riflessione.

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