Ares Express, recensioni #2

Qualche mese fa Nocturnia ha dedicato ad Ares Express una bella recensione. Ringraziamo Nick Parisi per averci permesso di pubblicare anche sul nostro sito il suo articolo dedicato al romanzo di Ian McDonald


Ares Express, o perlomeno la sua Storia editoriale italiana, è il racconto di un duplice ritorno. Da un lato infatti, con la pubblicazione di questo romanzo la giovane casa editrice Zona42 torna a pubblicare un opera del britannico Ian McDonald, il brillante autore col quale la stessa CE cominciò nel 2014 il proprio cammino proponendo ai lettori nostrani la traduzione italiana del romanzo Desolation Road, a suo tempo anche primo grande successo del catalogo della editrice emiliana. Ma, quello che è più importante è che Ares Express rappresenta il ritorno dello stesso autore alle atmosfere e alle ambientazioni proprio di Desolation Road.
Un ritorno alle origini, dal momento che Desolation Road rappresentò nel 1988 anche il debutto editoriale di un allora giovanissimo McDonald.

I ritorni alle origini però non sono mai facili.

Il Marte descritto in Desolation Road era un pianeta ormai terraformato in un lontano ma non ben definito futuro grazie ad una tecnologia talmente progredita da risultare quasi una sorta di magia (concetto questo ormai classico nella fantascienza), un luogo talmente sorprendente da risultare quasi un personaggio autonomo all’interno della narrazione, anche se l’autore, sadicamente, solo nelle righe finali ne svelava la location.

Stavolta McDonald gioca a carte più scoperte, il lettore trova rivelato già dalle prime battute quella che sarà l’ambientazione.
Ma nonostante questo il suo Pianeta Rosso riesce comunque a sorprenderci, risultando sì un mondo ancora desolato, ancora abbastanza simile a come lo conosciamo ma lo stesso brulicante di vita, di scenari uno più folle dell’alto… e soprattutto terraformato (e quindi umanizzato) in un lontano futuro grazie ad una tecnologia talmente evoluta da risultare quasi una sorta di Magia.
E di Magia è completamente intessuto il romanzo. Sia perché nello scorrere le pagine sembra di partecipare a quelle favole che le nostre nonne ci raccontavano inventandole sul momento per tenerci buoni sia perché l’autore scatena la propria inventiva a briglia sciolta, senza porsi alcun limite, dando così luogo, nei diversi capitoli, a numerosi quadri impressionisti uno più folle dell’altro.
In più all’interno di Ares Express uscito in originale nel 2001, lo scrittore britannico torna ad mescolare a piene mani fantascienza e realismo magico, esattamente come aveva fatto nella sua precedente opera.
Non si tratta però di un seguito, perché pur facendo tornare un paio di personaggi di Desolation Road (il Dottor Alimantado e l’Uomo Verde), Ares Express racconta una vicenda totalmente differente, quasi del tutto slegata da quelle precedenti. Semplicemente un nuovo impiego della stessa geografia immaginaria.
Anzi nello stesso Universo Narrativo.
Una geografia immaginaria percorsa ed unificata stavolta di immense motrici ferroviarie, macchine talmente gigantesche da aver bisogno, per essere guidate, da ordini anzi da caste familiari all’interno delle quali le qualifiche professionali come quella dei Macchinisti sono diventate ereditarie.

McDonald si dimostra ancora una volta come uno scrittore estremamente raffinato ed accattivante in grado di padroneggiare perfettamente tutti i meccanismi della sua professione.
Nel farlo stavolta compie un passo in più, utilizzando un particolare escamotage letterario, quello della meta-narrazione, della descrizione nella descrizione, con diversi personaggi (a partire dalla stessa protagonista Sweetness Octave Glorious Honey-Bun Asiim XII Macchinista) perfettamente consci di essere parte di una Storia, di un Racconto già scritto, con regole e stereotipi da seguire.
Concetto sul quale l’autore l’autore sembra insistere parecchio all’interno delle pagine.

Se ci pensate infatti, Ian McDonald spesso e volentieri riesce a dare il suo meglio quando confeziona romanzi corali, infarcendo le sue storie con numerosi punti di vista, rendendo al massimo pregi e difetti delle varie personalità descritte, in questo caso però con Ares Express adotta una maggiore compattezza nella consecutio concentrandosi su meno point of view, anzi quasi esclusivamente su quello della protagonista principale.
E questo proprio  per ribadire il concetto che ogni personaggio rappresenta una Storia a sè all’interno di un dato meccanismo narrativo.
Ares Express, rappresenta una piacevole conferma del talento di uno dei migliori affabulatori attualmente sulla piazza.
Forse lo potremmo definire un moderno CantaStorie.

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