L’archivio dei finali alternativi, recensione

Lord of Nothing ha dedicato su Instagram un bellissimo commento a L’archivio dei finali alternativi, di Lindsey Drager, tradotto per noi da Giorgia Demuro.


Ve la riproponiamo qui di seguito con il permesso dell’autore. 

Buona lettura!


Sam J. Miller nel finale della sua prefazione a L’archivio dei finali alternativi scrive: “Il tuo viaggio sarà solo tuo e la persona che uscirà dall’altra parte non sarà la stessa che è entrata”.

Al termine della lettura del romanzo di Lindsey Drager ho riflettuto a lungo su queste parole, le quali ritengo ricalcano alla perfezione l’esperienza della lettura.
Come si esce dalla selva di questo romanzo? 

E in generale, è possibile che la maggior parte delle nostre letture, in qualche modo, ci trasmettono, oltre al piacere, una sensazione di cambiamento che riverbera facendoci credere di essere diversi, o addirittura farci declamare “non potremmo essere più gli stessi” o invece, dopo un po’ di tempo, dimentichiamo, rimanendo uguali a prima?  

Non lo so, credo che ognuno di noi debba dare una risposta sincera e personale a questa domanda. I libri ci offrono conflitti, ci scatenano movimenti interiori e ci mostrano quanto ristretta è la nostra visuale sul mondo e sugli altri.
Personalmente posso dire che a me è capitato a volte di essere cambiato e in particolare ho trovato in questa foresta che è L’archivio dei finali alternativi briciole che mi hanno condotto su un sentiero illuminante dal quale sono uscito con maggiore consapevolezza su certe mie idee.

Una di queste briciole è la seguente:


…è facile dimenticarsene, ma le storie non devono sempre avere uno scopo. Si fa presto a dire che i racconti popolari hanno sempre una morale o una lezione o un credo. Ma la maggior parte delle storie che sono sopravvissute per secoli venivano raccontate con un unico scopo, che era di dire questo: “Essere umani è difficile. Eccone le prove”.


Ecco, essere umani è difficile. Quanta bellezza, verità e consapevolezza c’è in questa frase?

Un’altra briciola è la percezione che ho di me stesso come genitore e come fratello.
Ne L’archivio dei finali alternativi una delle tematiche fondamentali è la responsabilità di prendersi cura degli altri, chiunque essi siano, e della cura nei confronti del mondo in cui viviamo.

La fratellanza, intesa in senso lato e non solo come una questione di legame di sangue.
Ci sono fratelli che si prendono cura gli uni degli altri e ci sono fratelli che si separano perché non si accetta la diversità.
E da qui si arriva alla responsabilità e alla capacità di ascoltare l’altro.
L’ascolto. Siamo veramente capaci di ascoltare?


Quando la malattia invade un corpo, sia fatto di carne o tessuti o di roccia fusa e gusci frantumati e vetro e ossa, all’improvviso tutto diventa possibile. Questo è il primo passo per comprendere che tutto muore.


L’intera struttura del romanzo ruota intorno a due fulcri: il tragitto della cometa Halley che va dal 1378 al 2363, con le relative storie che accompagnano la sua comparsa sulla terra e la fiaba di Hansel e Gretel.
Durante i tragitti della cometa si intrecciano le storie dei fratelli Grimm, di Edmond Halley e della nipote, di un’illustratrice, di Hansel e Gretel, della sorella e del fratello Gutenberg, di streghe e di fratelli che condividono un fossile, il nautilus, e altre persone dalla vita incredibile.
Le storie gravitano, ruotano, ritornano. Le vite dei protagonisti sono come viste dall’alto, dalla cometa. Così, come scoprirete, è disegnata una particolare storia dell’edizione illustrata di Hansel e Gretel.
Ci sono finali che cambiano, si modificano, vengono censurati, taciuti nel corso del tempo, nel passaggio tra le fonti.


I labirinti incutono timore perché non sono costruiti in maniera lineare. Le persone temono le esperienze non lineari, le esperienze che deviano, divergono, divagano. Perchè le persone desiderano un’unica direzione. Le persone vogliono muoversi sempre è solo in avanti. Le persone vogliono una strada senza curve.


Lindsey Drager

L’oppressione interna ed esterna che sono costretti a subire le persone “diverse” è un’altra parte del terriccio della foresta.

La società è fatta di uomini, che a loro volta sono genitori e sono fratelli e sono sorelle. E certi abomini che imputiamo alla società sono briciole che ci conducono a noi stessi. Genitori che ripudiano figli perché hanno qualcosa di moralmente sbagliato o figlie che temono di essere bruciate. Esseri umani che vengono allontanati, abbandonati, marchiati, condannati.
E nel percorso che la cometa incessantemente compie per secoli si assiste alla caccia alle streghe alla condanna degli uomini che amano gli uomini e ad altre persecuzioni di umani contro altri umani.
Non è forse, questa, la storia con la S maiuscola?

Ci sarebbero ancora molte cose da dire, sull’importanza di lasciare delle tracce attraverso le storie, sulla bellezza del pezzo La Spirale Meravigliosa dove tutto viene connesso, sull’ineluttabilità della fine, della perdita, ma credo sia meglio fermarsi qui.
Ognuno troverà il suo sentiero. E ognuno capirà se ne è uscito diverso o uguale.
Per quanto mi riguarda, ritornerò ad attraversare la foresta cercando di svoltare per una nuova curva e vedere dove mi porta.


Se solo anche noi avessimo il privilegio di una tale distanza, forse riusciremmo a vedere quanto siamo minuscoli, tutta la nostra arte e i nostri pensieri e malattie e valori ridotti a frammenti di rifiuti, detriti su una delle milioni di sfere che girano stupidamente intorno al nulla.


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