Desolation Road, recensioni #14

La prima edizione di Desolation Road è ormai esaurita, ma da qualche settimana è disponibile una nuova edizione economica del volume.
Per ricordare ai lettori le qualità del romanzo di Ian McDonald vi proponiamo la splendida recensione che Valeria Lattanzio ha pubblicato sulle pagine dell’Armadillo Furioso.


Desolation Road di Ian McDonald è un libro che chiunque creda minimamente nel valore del fantastico dovrebbe leggere.

È stato pubblicato da Zona 42, piccola ma straordinaria casa editrice di fantascienza e altre meraviglie, nel 2014: il loro primo libro. Uno dei fondatori, Giorgio Raffaelli, durante il Salone del Libro di Torino, mi disse che era merito di Desolation Road se la casa editrice era nata. Era assurdo che, dal 1988, nessuno avesse portato questo libro in Italia. A fine lettura, è inevitabile comprendere quello sforzo, e appoggiarlo.

Difficile trovare parole adatte. Desolation Road è stato più volte accostato alla fantascienza di Bradbury e, ancora di più, alle storie di Gabriel García Márquez. Non è un paragone errato: McDonald conserva di Gabo il realismo magico, i diversi piani di lettura, le vicende di diverse generazioni che si susseguono e s’intrecciano. Storia, ironia, leggenda, realtà, fantasia, incantesimi. Tuttavia, quello di Ian McDonald è un mondo a sé.

Tutto ha inizio quando il Dottor Alimantado fonda, quasi per caso, partendo dal nulla, una città in mezzo al deserto: Desolation Road. Dove però Desolazione è sinonimo di Destinazione, e Destinazione lo è di Destino. L’idea innocente è quella di fondare un luogo nel quale nessuno possa mai sentirsi un escluso. Un posto che accolga tutti.

“voglio dirti una cosa, non mi importa cosa un uomo abbia fatto nel passato, e non dovrebbe importare a nessuno. Quando il dottor Alimantado […] inventò questo posto, disse che mai nessuno ne sarebbe stato cacciato a causa di qualcosa che aveva fatto. Questo doveva essere un posto per ricominciare.”

Da Desolation Road non si vuole o non si può andare via, eppure il Paradiso è sempre a un passo più in là. Quello di McDonald è un universo apparentemente antico e arretrato, dai tratti quasi western, eppure al contempo intollerabilmente e follemente tecnologico, avanzato.

Sembra il nostro, ma non lo è.

Gli uomini ci assomigliano, ma a dieci anni diventano adulti. I paesaggi sembrano usciti dalle matite di Moebius, tra colori innaturali, simili a quelli di Edena, e sabbia rossa.

Uno dopo l’altro, i personaggi si ritroveranno a Desolation Road. Fino alla fine dei tempi. In questa realtà si gioca a biliardo col Diavolo, strane carovane insegnano stelle e specchi, angeli cyberpunk fatti d’ingranaggi scendono dal cielo, stranieri suonano la chitarra elettrica fino a squarciare le nuvole, il sarcasmo dilania ossa e volti.

La polvere delle strade si sente tra le mani grazie alla lingua magmatica di McDonald. Una prosa nostalgica, potente, poetica, che sembra venire da mondi ed epoche per noi irraggiungibili.

Perfetta la traduzione di Chiara Reali che, trovatasi davanti a un compito decisamente complesso, è riuscita senza errori a rendere la complessità lirica di Desolation Road.

La storia di una città che contiene al suo interno tutto il cosmo, tutti i sogni del mondo.

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