Topografia delle dimenticanze – Un’intervista a Tiziano Leonardi

Giuseppe Possa ha dedicato un’ottima recensione a Topografia delle dimenticanze sul suo sito A tempo libero.
In coda alla recensione compare una splendida intervista a Tiziano Leonardi, autore del romanzo. 
Vi riproponiamo quest’ultima qui di seguito con il permesso dell’autore. 

Buona lettura!



Tiziano, partiamo dalle origini. Come descriveresti, in breve, il tuo percorso di vita? Dove sei nato, cosa hai studiato, che lavori hai fatto, e quali passioni ti hanno accompagnato?

Sono nato a Domodossola il 22/08/1975. Ho conseguito il diploma di geometra all’ITCG Einaudi di Domodossola negli anni ’90 e oggi vivo a Montecrestese. Dopo aver tentato la carriera da geometra, mi sono reso conto che non era la mia strada, così ho iniziato a lavorare come artigiano fabbro insieme a mio padre. Ho sempre avuto una grande passione per il cosmo, per le sue origini e le sue evoluzioni. È proprio questa curiosità, unita a una naturale propensione alla fantasticheria, che mi ha spinto verso la letteratura.

Quando e come è nata la passione per la scrittura? Ci sono stati incontri o momenti particolari che hanno influenzato il tuo percorso culturale?

Come accennavo, la passione per le stelle mi ha portato verso il genere letterario che più di tutti ha esplorato e raccontato il nostro universo: la fantascienza. Il primo libro che lessi volontariamente fu Fondazione anno zero di Isaac Asimov, acquistato grazie a uno spot pubblicitario visto in TV: negli anni ’90 succedevano anche queste cose, e a Domodossola c’erano tre librerie! Da quel momento sono diventato un lettore accanito, prima di letteratura di genere, poi ampliando i miei orizzonti e leggendo molto, un po’ di tutto, come si suol dire.

Hai già pubblicato altri libri?

Sì, un’antologia di racconti, anche se non ne sono particolarmente soddisfatto.

Hai avuto maestri che ti hanno influenzato o grandi scrittori a cui ti sei ispirato?

Il mio vero maestro è stata la letteratura stessa. Ho letto centinaia di libri prima di provare io stesso a scrivere qualcosa di mio.

Da dove nascono i tuoi scritti, i personaggi? E a chi fai leggere per primo i tuoi testi?

Le mie storie prendono forma attorno ai personaggi e traggono ispirazione dalle ambientazioni. Non ho mai scritto storie di “trama”, non perché non le apprezzi, ma perché non riesco a far aderire i personaggi a uno schema deciso in precedenza. Quelle che racconto sono frammenti delle loro esistenze, oppure elementi che ruotano attorno agli ambienti in cui si muovono. La prima e unica lettrice è mia moglie Nadia. Per Topografia delle dimenticanze ho ‘torturato’ alcuni amici, che non smetterò mai di ringraziare per la fiducia e la pazienza.

Come è nato Topografia delle dimenticanze? Cosa ti ha ispirato e perché hai scelto proprio questo titolo? Com’è suddivisa la storia? Chi sono i protagonisti?

Ho lavorato talmente tanto e per così tanto tempo a Topografia delle dimenticanze che mi sembra sia sempre esistito, come una sorta di radiazione cosmica di fondo della mia esistenza. In realtà, l’idea iniziale era quella di scrivere qualcosa che raccontasse i vuoti delle nostre vite senza cercare di colmarli, il rapporto disarmante che abbiamo con la Natura, il senso di precarietà e di rovina che ci accompagna in questo ultimo decennio, e il ruolo che ancora ricoprono per noi l’arte e il sacrificio. Volevo che fosse un romanzo stimolante per l’ipotetico lettore, che potesse ritrovarsi nelle peregrinazioni dei personaggi e, allo stesso tempo, perdersi nella struttura dell’opera. Uno dei concetti che mi ha ispirato nella costruzione del romanzo è la visione probabilistica della realtà nella fisica quantistica, e i personaggi del libro, così come i lettori, dovranno farci i conti. La storia e suddivisa in tre parti, ciascuna dedicata a uno dei tre protagonisti principali:
Sebastiano, un musicista mancato alla ricerca del suo ruolo in questa realtà.
Carmen, una ragazzina costretta a isolarsi dal mondo per sopravvivere a un grave trauma.
Davide, il personaggio più sfuggente di Topografia delle dimenticanze: non appare mai direttamente, né nella vita degli altri né nelle pagine, ma la sua presenza aleggia su tutta la narrazione. È lui il vero protagonista.

Qual è stata la molla che ti ha spinto a pubblicare? Chi ti ha aiutato? Quale editore ti ha accolto in un mondo culturale sempre più mercificato, dove pochi guardano al valore letterario?

Dopo aver terminato la stesura del romanzo, più che la pubblicazione – che ovviamente speravo – desideravo ricevere un giudizio professionale sull’opera. Così decisi di inviare il manoscritto all’agenzia letteraria Studio 83. La editor, Giulia Abbate lo lesse e ne fu colpita: mi suggerì di lavorare su alcune criticità che aveva riscontrato. Ne fui molto contento, anche se quel tipo di lavoro mi richiese più tempo del previsto. Passarono un paio d’anni, poi Giulia Abbate mi ricontattò. Il romanzo l’aveva colpita profondamente e, secondo lei, meritava di essere pubblicato. Si offrì pro bono di farlo leggere ad alcuni editori di sua conoscenza. Tra questi c’era Giorgio Raffaelli, responsabile editoriale di Zona 42, casa editrice di cui ero già lettore e di cui ammiravo il catalogo. Il romanzo gli piacque molto. Così abbiamo lavorato insieme e, contrariamente alle mie aspettative, è diventato un libro vero.

Puoi fare un riassunto del romanzo, per incuriosire e invogliare un eventuale lettore ad acquistarlo ?

Topografia delle dimenticanze racconta, in modo più o meno ravvicinato, le storie di tre personaggi: Sebastiano, Carmen e Davide, indicati nei titoli delle tre parti con le figure che andranno a ricoprire. Sebastiano, segnato dalla scomparsa del padre e da una complicata eredità, cerca di allontanarsene, finendo per smarrirsi in realtà alternative costruite da una ragazza che vive di letteratura e da un gruppo di scrittori votati al dolore assoluto. Carmen, a causa di un trauma che subisce e provoca in tenera età, cresce distaccata dal mondo e da se stessa, tra la lontananza della madre e l’assenza di futuro. Nella dispersa e arida campagna portoghese, vive un’esistenza sospesa, tormentata da visioni che oscillano tra preveggenza e follia. Davide, costretto all’isolamento da una malattia, guida un amico attraverso la tela della realtà, alla ricerca di una città salvifica e di un senso alla sua esistenza sacrificale.

C’è qualcosa di autobiografico nel romanzo? Ci sono esperienze personali che ti hanno influenzato?

Topografia delle dimenticanze risente delle mie esperienze, ma non è un romanzo autobiografico. Lo definirei un’opera cresciuta dalle idee più che dalle esperienze.

L’ambientazione è divisa tra l’Ossola e il Portogallo. Da dove nasce questa scelta? Ha radici personali o simboliche? Perché la suddivisione in tre parti? Sono collegate tra loro?

Ero interessato a raccontare luoghi fuori dalle mappe, periferici, dove la Natura ha ancora un ruolo da protagonista. Oltre la Val D’Ossola e al Portogallo, nel romanzo compaiono anche l’Antartide, l’entroterra norvegese e le isole artiche: mondi brumosi, confusi, come le percezioni dei personaggi. Questi ambienti sono parte integrante delle loro vite, quasi appaganti, ma allo stesso tempo i personaggi sentono di essersi allontanati irreparabilmente da essi. La struttura del romanzo è fondamentale, sia dal dal punto di vista letterario, che metaletterario. È una costruzione su più livelli e strati, con ramificazioni principali e secondarie, come una città che può essere vissuta in modo autentico solo attraverso l’atto di perdersi in essa.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Non c’è un messaggio preciso. Topografia delle dimenticanze è piuttosto una riflessione sulla natura della realtà, sul ruolo che abbiamo in questo mondo in divenire – che sembra senza futuro – e sul tempo fragile e prodigioso in cui siamo chiamati a muoverci.



Come stai diffondendo il tuo libro?

La diffusione è curata dalla casa editrice, soprattutto per quanto riguarda i social, visto che io sono estraneo a quel mondo. Ho fatto la mia prima presentazione con l’amico Luca Ciurleo per Iperlibro a Crevoladossola. Con Zona 42 ho partecipato a un paio di manifestazioni letterarie, abbiamo organizzato una presentazione a Torino in ottobre, ne abbiamo in programma una a Vercelli nei prossimi mesi e stiamo lavorando a qualcosa anche qui in zona.

Hai nuovi progetti in cantiere? Romanzi, racconti, idee che ti frullano in testa?

Topografia delle dimenticanze ha assorbito buona parte delle mie energie e del tempo libero negli ultimi anni. Ora mi sto dedicando a un paio di racconti – che spero rimangano tali – e alla lettura.

C’è una domanda che non ti ho fatto, ma a cui vorresti rispondere?

Vorrei ringraziare la casa editrice Zona 42, che ha creduto nel mio lavoro e lo ha valorizzato oltre le mie aspettative. Si è presa il rischio di pubblicare un romanzo come Topografia delle dimenticanze e lo ha fatto con passione genuina.


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