{"id":1503,"date":"2015-05-01T08:31:42","date_gmt":"2015-05-01T06:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/?p=1503"},"modified":"2015-05-01T08:32:22","modified_gmt":"2015-05-01T06:32:22","slug":"il-primo-maggio-della-zona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/il-primo-maggio-della-zona\/","title":{"rendered":"Il primo maggio della Zona"},"content":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 il primo maggio, festa dei lavoratori.<br \/>\nPer celebrare degnamente questa giornata abbiamo pensato di condividere con voi il capitolo 46 di <a title=\"Desolation Road, di Ian McDonald\" href=\"http:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/libri-e-autori\/120-2\/\" target=\"_blank\"><em><strong>Desolation Road<\/strong><\/em><\/a>, di <strong>Ian McDonald<\/strong>.<\/p>\n<p>Buona lettura!<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/libri-e-autori\/120-2\/\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-501\" alt=\"Desolation Road 1900x600\" src=\"http:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Desolation-Road-1900x600.jpg\" width=\"900\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Desolation-Road-1900x600.jpg 1900w, https:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Desolation-Road-1900x600-300x94.jpg 300w, https:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Desolation-Road-1900x600-1024x323.jpg 1024w, https:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Desolation-Road-1900x600-600x189.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>46<\/strong><\/p>\n<p>Adesso ascolta.<br \/>\nC\u2019era una volta un uomo che viveva in una casa dalla porta color sabbia. Non gli piaceva molto quel colore. Pensava che mancasse di carattere e di personalit\u00e0. Ogni porta in ogni strada della citt\u00e0 era dello stesso colore, e cambiare quello della sua avrebbe attirato l\u2019attenzione di quelle persone a cui piacciono le porte color sabbia. Ogni mattina se la chiudeva alle spalle prima di andare al lavoro, dove guidava un carro siviera fino alla sirena del pomeriggio, prima di tornare di nuovo a casa e aprire la sua porta color sabbia, e ogni sera si sentiva triste pensando al suo squallore. Ogni giorno la apriva e la chiudeva e diventava sempre pi\u00f9 triste, perch\u00e9 quella porta color sabbia era diventata il simbolo di tutto ci\u00f2 che, nella sua vita, era grigio, monotono e ordinario.<br \/>\nUna domenica mattina and\u00f2 allo spaccio della Compagnia e compr\u00f2 un pennello e un grosso secchio di vernice verde. Non sapeva perch\u00e9 fosse uscito e fosse andato a comprarli, quella mattina si era svegliato con il colore verde in testa. Verde, verde, verde. Il verde era un colore riposante, meditativo, piacevole all\u2019anima e agli occhi, sereno; il verde era il colore delle cose che crescono, era il colore preferito di Dio: dopotutto, pensate a quanto l\u2019ha utilizzato. Per cui si infil\u00f2 i suoi vecchi abiti da lavoro e inizi\u00f2 a dipingere. Nel giro di poco tempo in molti si radunarono a guardare. Alcuni volevano provare, per cui l\u2019uomo che amava il verde gli offr\u00ec il pennello e permise loro di dipingere un pezzo della sua porta. Grazie al loro aiuto non ci volle molto prima che l\u2019opera fosse finita, e tutti quelli che guardavano furono concordi nel dire che il verde fosse un bellissimo colore per una porta. Allora l\u2019uomo ringrazi\u00f2 i suoi aiutanti, appese un cartello che diceva \u201cVernice fresca\u201d ed entr\u00f2 in casa per pranzare. Per tutto il pomeriggio della domenica, le persone continuarono ad arrivare per guardare la sua porta e a complimentarsi con lui perch\u00e9 dopo strade e strade di porte color sabbia ce n\u2019era solo una che fosse verde.<br \/>\nIl giorno seguente era un luned\u00ec, perci\u00f2 l\u2019uomo che amava il verde si mise il gil\u00e8 e i pantaloni e l\u2019elmetto e usc\u00ec dalla sua porta verde per unirsi al flusso degli operai che si riversavano nella fabbrica. Vers\u00f2 acciaio tutta la mattina, mangi\u00f2 il suo pranzo, bevve un po\u2019 di birra con gli amici, and\u00f2 in bagno, vers\u00f2 altro acciaio fino alle diciassette, quando le sirene suonarono, e torn\u00f2 a casa di nuovo.<br \/>\nMa non riusciva a trovare la sua casa.<br \/>\nTutte le case della via avevano la porta color sabbia.<br \/>\nForse aveva sbagliato a girare: controll\u00f2 il nome della via. Giardini Adam Smith. Lui viveva in Giardini Adam Smith. Che fine aveva fatto la sua casa con la porta verde? Cont\u00f2 la fila di porte color sabbia fino ad arrivare alla numero diciassette. Quella al numero diciassette era la sua casa, la casa con la porta verde. Solo che la porta era tornata color sabbia.<br \/>\nQuando era uscito quella mattina, la porta era verde. Quando era tornato a casa, era color sabbia. Allora vide un piccolo bagliore verde, dove qualcuno aveva lasciato una goffa impronta, splendere attraverso il color sabbia.<br \/>\n\u2013 Bastardi! \u2013 url\u00f2 l\u2019uomo che amava il verde. La porta color sabbia si apr\u00ec e ne usc\u00ec un ometto con i denti sporgenti, vestito con la divisa di carta della Compagnia, e gli fece un discorsetto sulla necessit\u00e0 di eliminare indesiderabili elementi di individualismo tra lavoratori nell\u2019interesse dell\u2019armonia economica, in accordo con il Piano di Sviluppo e con il Manifesto del Progetto, che non prevedevano nei sistemi di ingegneria sociale delle unit\u00e0 lavoro colori disfunzionali e individualisti: come il verde, diversamente dai colori uniformi, ufficiali, funzionali e socialmente armonici, come il sabbia delle case degli operai, sottosezione porte d\u2019entrata e uscita.<br \/>\nL\u2019uomo che amava il verde ascolt\u00f2 il discorso con pazienza. Poi fece un respiro profondo e tir\u00f2 un pugno fortissimo sui dentoni dell\u2019ometto vestito della divisa della Compagnia.<br \/>\nIl nome dell\u2019uomo che amava il verde era Rael Mandella Junior. Era un uomo semplice, ingenuo, senza un destino e ignaro della maledizione che stava mettendo radici nella sua colonna vertebrale. In occasione del suo decimo compleanno aveva detto a sua madre le seguenti parole.<br \/>\n\u2013 Sono una persona semplice e mi piacciono le cose semplici come il sole, la pioggia e gli alberi. Non voglio entrare nella storia, ho visto quello che \u00e8 successo a pap\u00e0 e alla zia Taasmin. Non voglio essere un uomo che pensa solo al lavoro e al guadagno, come Kaan con la sua catena di ristoranti, voglio solo essere felice, e se significa combinare poco va bene cos\u00ec. \u2013 La mattina seguente, Rael Mandella Junior prese la scorciatoia da casa Mandella verso i cancelli di Steeltown e, una volta attraversatoli, divenne l\u2019autista di un carro siviera, Azionista 954327186, e lo rimase con gioia, un uomo semplice che non combina mai niente, fino alla domenica mattina in cui un\u2019urgenza mistica lo spinse a dipingere la sua porta di verde.<br \/>\nL\u2019azionista 954327186 venne sospeso dal suo lavoro e venne avviata nei suoi confronti un\u2019indagine da parte del Tribunale Industriale. Si inchin\u00f2 di fronte agli ufficiali giudiziari, con rispetto, senza amarezza n\u00e9 risentimento, perch\u00e9 la legge \u00e8 legge, e torn\u00f2 a casa dalla sua porta color sabbia dove trov\u00f2 una mezza dozzina di manifestanti che marciavano in cerchio.<br \/>\n\u2013 Reintegrate Rael Mandella, \u2013 dicevano. \u2013 Reintegratelo, reintegratelo, reintegratelo!<br \/>\n\u2013 Cosa ci fate davanti a casa mia? \u2013 chiese Rael Mandella Junior.<br \/>\n\u2013 Stiamo protestando contro la tua ingiusta sospensione, \u2013 disse un giovane zelante che portava un cartello con scritto \u201cIl sabbia \u00e8 noioso, il verde \u00e8 splendido\u201d.<br \/>\n\u2013 Siamo la voce di chi non ha voce, \u2013 aggiunse una donna ossuta.<br \/>\n\u2013 Scusatemi, ma io non la voglio la vostra protesta, grazie. Non vi ho nemmeno mai visti, per favore, andatevene via.<br \/>\n\u2013 No! \u2013 disse il giovane zelante. \u2013 Sei un simbolo, capisci, il simbolo della libert\u00e0 per gli schiavi oppressi dalla Compagnia. Sei lo spirito della libert\u00e0 schiacciata dal tacco dello stivale dell\u2019industria.<br \/>\n\u2013 Ho solo dipinto la mia porta di verde. Non sono il simbolo di un bel niente. Adesso andatevene prima di ritrovarvi nei guai con le guardie di sicurezza.<br \/>\nContinuarono a marciare fuori dalla sua casa fino a notte fonda. Rael Mandella Junior alz\u00f2 il volume della radio e chiuse le persiane.<br \/>\nIl Tribunale Industriale lo giudic\u00f2 colpevole di comportamenti antisociali e violenza privata ai danni di un impiegato della Compagnia nell\u2019adempimento dei suoi doveri. Il presidente, nel corso del suo breve riassunto, utilizz\u00f2 le parole \u201cfeudalesimo industriale\u201d trentanove volte, e concluse che il dirigente di primo livello Facilitatore delle Relazioni Industriali E. P. Veerasawmy non era che un pavido pezzettino di merda che da tempo si meritava un bel pugno in pieno becco, ma l\u2019Azionista 954327186 non era certo la persona che doveva prendere questa decisione e, di conseguenza, lo mult\u00f2 con due mesi di stipendio da pagarsi nel corso dei successivi dodici e col divieto di promozione nella sua sezione per i due anni seguenti. Riebbe il suo lavoro da autista. Rael Mandella scroll\u00f2 le spalle. Aveva sentito di sentenze peggiori.<br \/>\nI manifestanti erano fuori ad attenderlo, pronti con slogan e striscioni.<br \/>\n\u2013 Basta con l\u2019oppressione draconiana degli Azionisti! \u2013 gridava la donna ossuta.<br \/>\n\u2013 Basta con i processi farsa! \u2013 urlava il giovane zelante.<br \/>\n\u2013 Le porte verdi sono un nostro diritto! \u2013 urlava un terzo manifestante.<br \/>\n\u2013 Rael Mandella \u00e8 innocente! \u2013 grid\u00f2 un quarto, e un quinto aggiunse, \u2013 Annullate la sentenza! Annullate la sentenza!<br \/>\n\u2013 A dire la verit\u00e0 me la sono cavata con poco, \u2013 disse Rael Mandella Junior.<br \/>\nLo seguirono fino a casa. Continuarono a marciare l\u00ec fuori. L\u2019avrebbero seguito persino al centro sociale, quella sera, se non fosse che stavano anche partecipando a un boicottaggio dei circoli ricreativi della Compagnia, per cui restarono fuori a marciare sventolando i loro striscioni, intonando i loro cori, e cantando le loro canzoni di protesta. Rael Mandella Junior, un po\u2019 brillo, se la svign\u00f2 uscendo dalla porta di servizio cos\u00ec che non lo seguissero. Sent\u00ec delle urla e sbirci\u00f2 dietro l\u2019angolo dello spaccio della Compagnia per accertarsi che nessuno si fosse accorto della sua evasione. Quello che vide gli fece smaltire la sbornia all\u2019istante.<br \/>\nVide forze di polizia armate e bardate che infilavano manifestanti, slogan, striscioni, cartelli e grida in una camionetta blindata nera e dorata di un tipo che non aveva mai visto prima. Due guardie vestite di nero e oro uscirono dal centro sociale scuotendo la testa. Si infilarono nel retro della camionetta che se ne and\u00f2 via. Verso la casa di Rael Mandella Junior.<br \/>\nAveva giurato che non sarebbe mai tornato alla casa dei suoi genitori fino a quando avesse avuto un lavoro e la sua indipendenza, ma quella notte infranse il giuramento, si infil\u00f2 sotto il filo spinato, e dorm\u00ec a casa Mandella.<br \/>\nIl bollettino delle sei della Compagnia, la mattina seguente, raccontava una storia a tinte fosche. La notte precedente, un certo gruppo di Azionisti aveva bevuto troppo (o \u201calzato il gomito\u201d, per dirla col popolino) e, in preda ai fumi dell\u2019alcool, si era avvicinato troppo ai margini delle rocce desertiche ed era caduto verso morte certa. Il mezzobusto concludeva il suo racconto ammonendo contro i rischi dell\u2019alcool e ricordando che il Vero Azionista non permetteva che niente inficiasse la sua efficienza per la Compagnia. Non fece nomi n\u00e9 numeri. Rael Junior non aveva bisogno di sentirli. Stava iniziando a ricordare il malessere spirituale dei suoi giorni di infanzia; una nausea, un bisogno, un destino, un mistero, e seppe, mentre Santa Ekatrina gli serviva la colazione a base di uova e tortini di riso, che non poteva pi\u00f9 stare in silenzio, che aveva un destino, che doveva parlare, che doveva vendicarli. Seduto nella cucina della madre, sent\u00ec le nuvole aprirsi e scorse il suo futuro, terribile e spaventoso. Un futuro da cui non poteva sfuggire.<br \/>\n\u2013 Quindi, \u2013 disse la madre indaffarata. \u2013 Che si fa?<br \/>\n\u2013 Non lo so. Ho paura\u2026 Non posso tornare, o mi arresteranno.<br \/>\n\u2013 Non mi interessa cos\u2019hai fatto o non hai fatto, \u2013 disse Santa Ekatrina. \u2013 Fa\u2019 ci\u00f2 che \u00e8 giusto, e questo \u00e8 quanto. Segui il tuo cuore.<br \/>\nArmato di un megafono preso in prestito, Rael Mandella Junior attravers\u00f2 un campo di rape, si infil\u00f2 in un canale sotterraneo conosciuto solo a lui e a suo fratello, e nuot\u00f2 attraverso le feci galleggianti verso il cuore di Steeltown. All\u2019insaputa di tutti, sal\u00ec sull\u2019aiuola di cemento rialzata dei Giardini del Feudalesimo Industriale e si prepar\u00f2 a parlare.<br \/>\nLe parole non gli uscivano.<br \/>\nNon era un oratore. Era un uomo semplice; non era capace di far volare le parole come aquile, di fenderle come spade. Era un uomo semplice. Un uomo semplice, amareggiato e arrabbiato. S\u00ec\u2026 La rabbia. La rabbia avrebbe parlato per lui. Prese la rabbia che aveva nel cuore e se la port\u00f2 alle labbra.<br \/>\nLe madri i figli i vecchi i passanti si fermarono e ascoltarono le sue frasi rabbiose rimbalzare. Parl\u00f2 di porte verdi e di porte color sabbia. Parl\u00f2 di persone e di cose tenere e personali che non comparivano in nessuno dei rapporti della Compagnia n\u00e9 negli estratti conto; di fiducia, di scelta, di espressione di s\u00e9, delle cose di cui tutti hanno bisogno e che non sono cose, materiali e fornite dalla Compagnia, ma cose senza le quali le persone avvizziscono e muoiono. Parl\u00f2 del suo essere un uomo semplice e non una cosa. Parl\u00f2 delle cose terribili che la Compagnia faceva alle persone che volevano essere persone e non cose, parl\u00f2 della polizia e della camionetta che non aveva mai visto prima e di quelle persone portate via un venerd\u00ec sera e buttate gi\u00f9 da un dirupo perch\u00e9 volevano pi\u00f9 di quanto la Compagnia fosse pronta a dare. Parl\u00f2 di vicini di casa e colleghi sottratti alle loro case e ai loro luoghi di lavoro a causa delle delazioni degli informatori della Compagnia, parl\u00f2 la lingua sgrammaticata del cuore e apr\u00ec ferite pulsanti nelle anime di chi lo stava ascoltando.<br \/>\n\u2013 E cosa ci suggerisci di fare? \u2013 chiese un uomo alto e magro il cui fisico esile tradiva la sua appartenenza a Metropolis. La folla ormai cresciuta raccolse la domanda.<br \/>\n\u2013 Non\u2026 Saprei\u2026 \u2013 disse Rael Mandella Junior. L\u2019eccitazione si spense. Le persone si sentirono vacillare, portate al limite e poi abbandonate. \u2013 Non lo so. \u2013 Iniziarono a gridare cosa facciamo cosa facciamo cosa facciamo e fu allora che gli venne in mente. Sapeva cosa fare, qualcosa di semplice e chiaro come una mattina d\u2019estate. Riprese in mano il megafono.<br \/>\n\u2013 Organizziamoci! \u2013 url\u00f2. \u2013 Organizziamoci! Non siamo loro propriet\u00e0!<\/p>\n<p>(Estratto da <a title=\"Desolation Road, di Ian McDonald\" href=\"http:\/\/www.zona42.it\/wordpress\/libri-e-autori\/120-2\/\" target=\"_blank\"><em><strong>Desolation Road<\/strong><\/em><\/a>, di <strong>Ian McDonald<\/strong>. Traduzione di <strong>Chiara Reali<\/strong>)<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_counters\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top:2px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_c=new Array(\"facebook_like\",\"facebook_send\",\"pinterest\",\"email\");var hupso_counters_lang = \"en_US\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_c=\"\";var hupso_title_c=\"Il%20primo%20maggio%20della%20Zona\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/counters.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 il primo maggio, festa dei lavoratori. 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