Selezione naturale, recensioni #5

È fresca fresca la notizia della candidatura di Occupy Me, di Tricia Sullivan al premio promosso dalla BSFA (British Science Fiction Association) per il miglior romanzo uscito l’anno scorso nel Regno Unito. Tricia Sullivan non è nuova a questi riconoscimenti.  Selezione naturale, pubblicato nel 2016 da Zona 42, è anch’esso arrivato alla finale del più prestigioso premio britannico.

Nella recensione di Alessandra Cristallini (pubblicata sul blog Fragments of a Hologram Dystopia), che condividiamo quest’oggi con voi, sono ben evidenziati i motivi d’interesse di un’opera che si è subito fatta notare per l’originalità della struttura, la brillantezza della scrittura e la potenza dei temi che affonta, tanto da meritarsi il podio nel sondaggio della critica anglossassone sulle opere di fantascienza al femminile più importanti pubblicate dopo il 2000.

Eccone qualche passaggio:

“[…] Selezione Naturale mette in gioco molti elementi interessanti. Dall’autonomia del proprio corpo al valore dei beni materiali, dalla politica al sesso, dallo shopping all’omicidio. Non è solo Meniscus a non poter decidere del proprio corpo, e tra l’ovvia satira della vita moderna si nascondono altri temi. Non si può non parlare di femminismo immaginando una società dove i ruoli si sono rovesciati: non è un mondo ideale o perfetto. C’è qualcosa di post-apocalittico, di distopico, ma rappresenta anche la realtà quotidiana di due dei tre personaggi principali.”

[…]

“Impossibile non apprezzare Sun, che ha il nome in comune con Sun Tzu e che lo cita mentre continua la sua battaglia nel centro commerciale preoccupandosi di “cose normali” da adolescenti come incontrare il ragazzo che le piace o prepararsi per un compito in classe. Sia Sun che Meniscus hanno un profondo attaccamento alla vita, anche se a modo loro, e i risultati sono sorprendenti.”

[…]

“Tricia Sullivan scrive innegabilmente molto bene, e se vi piacciono gli universi cyberpunk e/o distopici questo è un libro che non dovreste proprio lasciarvi sfuggire.”

(leggi tutta la recensione sulle pagine di Fragments of a Hologram Dystopia)

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