Real Mars, recensioni #12

Vi proponiamo una recensione a Real Mars uscita ormai parecchio tempo fa ma che era sfuggita ai nostri radar.
L’ha scritta Kowapaolo per il suo blog Soldato Kowalsky, ed è molto molto interessante.


 

Futuro prossimo. L’Unione Europea realizza finalmente la prima missione umana per Marte. Per finanziare l’impresa è necessario creare un reality show – Real Mars, appunto, – che segua i quattro astronauti nel loro viaggio.

Il romanzo di Alessandro Vietti segue il reality show che segue il viaggio, segue la vita dei quattro astronauti, tra cui un italiano, e intercetta le vite di spettatori mentre il mondo lentamente scivola in una credibilissima psicosi collettiva per Real Mars. Potrebbe sembra un episodio di Black Mirror, se non fosse che dai ringraziamenti la lavorazione appare iniziata molto prima della prima stagione del capolavoro di Charlie Brooker.

La trama si sviluppa tra (forse) complotti e (forse) premonizioni di santoni televisivi. C’è qualcosa che minaccia la missione? Forse. Ma la cosa più importante è, per me, il terribile affresco che esce della società italiana ed europea. Penso che uno dei punti di forza di Vietti sia fare nomi e cognomi del mostro televisivo, l’eterno Conduttore Intelligente Fabio Fazio è lì, al servizio dell’ennesima becera operazione commerciale. Altri personaggi, astrologi, opinionisti, vallette e faccendieri rimangono più come “idealtipi”. Per molti versi Vietti su questo ricorda il migliore Stefano Benni, quando era in grado di trasfigurare la società contemporanea nelle distopie come Terra, Baol o Spiriti.

Il secondo punto di forza è la capacità di dipingere in poche pagine le figure tragiche degli spettatori. Qualcosa di simile a quello che faceva spesso Tiziano Sclavi nei primi anni di Dylan Dog. Qualcosa che espone facilmente qualunque autore al rischio di scadere nel patetico (nel senso di suscitare emozioni un tanto al chilo) o nel commento sociale banale, rischi su cui a volte sono caduti anche due grandi autori come Benni e Sclavi. Vietti invece ne esce (quasi) sempre bene. E uno dei motivi è che l’umanità di Vietti è vittima della psicosi di Real Mars e allo stesso tempo è complice. E da lettore, quando chiudo il libro, non posso che pensare con un brivido che Real Mars lo guarderei anch’io.

Real Mars, pubblicato dalla benemerita Zona 42, dimostra che c’è vita nella fantascienza italiana, se si vuole scavare in qualcosa di diverso dal poliziesco su sfondo futuribile e dai tentativi derivativi della fantascienza anglosassone. Un romanzo profondamente italiano sia per le influenze (certo, potrei perfettamente sbagliarmi e magari Vietti non ha mai letto una riga di BenniSclavi) sia per il rapporto “particolare” che il nostro paese ha con la televisione. Proprio perché italiano, un romanzo che non sa di plastica e che potrebbe, quindi, uscire oltre i patri confini.

(leggi l’originale sul blog Soldato Kowalsky)

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