Players Magazine, Pashazade e la Zona.

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Players Magazine dedica uno splendido articolo a firma Elisa Giudici a Zona 42 e a Pashazade, indicando nel romanzo di Jon Courtenay Grimwood il libro per l’estate 2015.

Ve ne presentiamo un paio di estratti.
Il primo si riferisce al nostro progetto editoriale:

“La nascita di un editore come Zona42 è fortemente indicativa del periodo che sta vivendo la fantascienza a livello nostrano ed internazionale: due appassionati di genere fondano la loro casa editrice e riescono a pubblicare in poco più di un anno sei libri di autori affermati e spesso snobbati dai colossi editoriali italiani, con edizioni curate, prezzi concorrenziali e una grande attenzione al lettore.
La loro avventura si basa comprensibilmente sul passaparola e sull’appoggio di piccole librerie indipendenti, ma il loro lavoro non ha davvero nulla dell’amatoriale: grande cura dei volumi e delle grafiche di copertina (le figlie illegittime dell’unione tra Minimum Fax e i microeditori milanesi più trendy), traduzioni di qualità, continue iniziative per il lancio dei nuovi titoli e soprattutto tanta comunicazione con i lettori. Qualche editore farebbe bene a sedersi e prendere appunti. […]

Il secondo invece è un passaggio dedicato a Pashazade:

Pashazade Cop Ebook 221x300“[…] esiste forse un genere più languidamente estivo del thriller poliziesco? Pashazade ha un cuore indubbiamente scifi, ma quasi nascosto sotto una solida scorza che oscilla tra il thriller e il noir, con tanto di ispettore sovrappeso, alcolista e mollato dalle moglie, che si aggira per le asfissianti strade di El Iskandryia tentando di risolvere un omicidio che sconfina nel complotto politico. Sotto il cocente sole egiziano (i personaggi soffriranno i vostri medesimi patimenti meteorologici), Jon Courtenay Grimwood traccia innanzitutto un labirinto topografico, frutto della decisione di dedicare i primi tre mesi della lavorazione a tracciare le mappe della città dove si svolge il romanzo. El Iskandryia (Alessandria) di fatto è la coprotagonista della storia, il luogo topico che il giovane protagonista occidentale esplora via via con il lettore. In un crescendo di pericoli lo scapestrato, geniale e rasta-munito Ashraf-al-Mansur, il pashazade del titolo, tenterà di uscirne indenne e di mettere ordine nella sua vita in compagnia della Volpe, un impianto tecnologico ai suoi ultimi giorni di vita che gli dà aiuto e supporto, ma che funge anche da sinistra voce interiore del ragazzo, finito dai collegi scozzesi alle carceri di sicurezza americane prima di approdare in Egitto.

Topografie e descrizioni dettagliate al limite del maniacale, senza mai perdere di vista una narrazione spedita, febbrile, che richiama i tagli veloci e le musiche incalzanti del grande schermo. Accanto a questi tratti tipici della scrittura di Grimwood si ritrova un altro suo topos narrativo, l’ucronia. Il mondo di Pashazade non è poi così dissimile dal nostro: niente astronavi o pistole laser, anzi, i luoghi di Pashazade sembrano conservare una certa artigianalità, una concretezza materica che quasi ricorda lo steampunk.

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